Michele di Pisa

DI PISA MICHELE nato a Misilmeri (PA), il 21.01.1942. Giornalista ed editore. Inizia l’attività giornalistica all’età di 18 anni, mentre ancora frequentava il liceo classico, con collaborazioni di cronaca giudiziaria per il quotidiano palermitano “Sicilia del Popolo” (diretto da Albino Longhi, successivamente direttore del TG1; capocronista Mario D’Acquisto, in seguito parlamentare e sottosegretario di stato). Successivamente collabora a “Sicilia Informazioni”, “Ore 12” (come corrispondente per la Sicilia) e al quotidiano “La Città”, dove cura con Pietro Petrucci le pagine di politica interna ed estera. A 22 anni si laurea in giurisprudenza con una tesi sulle “Problematiche della Pianificazione economica” alla quale ha lavorato per oltre due anni; studia economia delle sviluppo alla Sorbona, ma i moti studenteschi del maggio del 69 gli impediscono di conseguire il dottorato d’università, per il quale aveva già pronta una tesi su “La formation du capital dans les pays soudeveloppés”); nel 1971 consegue il diploma di Direzione Aziendale della Bocconi. Trasferitosi a Milano, dopo gli studi a Parigi, lavora per alcuni anni per il conglomerato americano ITT, come responsabile del marketing in un’azienda di prodotti elettrici di largo consumo. Ma il suo sogno è diventare corrispondente da Pechino di qualche grande giornale nazionale e, a questo scopo, segue i corsi di cinese organizzati dall’Ismeo presso la Statale di Milano. Fin dal 1968 si occupa di informatica con articoli di mercato e divulgativi, come collaboratore esterno del quotidiano economico romano “Il Fiorino” di Luigi Amato e della rivista “Tempo Economico” della Fratelli Pini Editori. A partire dal 1974 lascia l’ITT per dedicarsi completamente a “Tempo Economico”, che trasforma in una rivista di management. Nel 1975 lancia il mensile “Data Manager”, una delle prime testate italiane completamente dedicate all’informatica, tutt’ora in attività. In questo periodo pubblica a puntate su Tempo Economico “Teorici del Nuovo Management – una rivoluzione silenziosa”, dove illustra le principali teorie sociopolitiche del management americano sul capitale umano delle imprese. Nel 1978, rileva una piccola casa editrice, la MiniSystems Italia (poi semplicemente Systems) che edita il mensile “Il Mondo dei minisistemi” che ribattezza “Computer” e rilancia nel mercato delle edicole, convinto com’è che l’informatica presto sarebbe diventato un fenomeno di massa e non avrebbe potuto rimanere rilegata alla diffusione per abbonamento. Contemporaneamente assume, per incarico del Tribunale di Roma, la direzione di “Micro & Personal Computer” del gruppo Editoriale Suono, allora in procedura fallimentare. Vedono la luce, intanto, due nuovi mensili: Banca Oggi e Hospital Management. Quest’ultima pubblicazione, in particolare, diventerà per anni uno degli assi portanti della casa editrice, sviluppando altre attività e pubblicazioni nel campo della medicina. Nel 1982, con il fenomeno Commodore e dei primi pc a basso costo, esce “Commodore Computer Club”, una rivista di divulgazione e di software che ha il merito di formare la prima generazione di programmatori italiani (la “bit generation”, come ama chiamarla): in assenza d’una politica nazionale rivolta all’alfabetizzazione informatica del Paese, Commodore Computer Club è il punto di riferimento per quanti vogliono imparare a programmare o semplicemente ad usare i computer. A metà degli anni Ottanta la pubblicazione supera le 84.000 copie di venduto mensile: una diffusione che scatena l’interesse e la corsa dei grandi editori ad accaparrarsi una fetta del mercato dell’editoria informatica. Il successo di vendita di “Commodore Computer Club” consente alla Systems di lanciarsi in una serie di altri mercati, pur conservando il suo baricentro nel campo dell’editoria informatica. Nascono così “VR VideoRegistrare” (affidata a Stefano Belli), la collana di instant-books “I Dossier” (diretta da Gianni Farneti), “Jonathan” (firmata da Ambrogio Fogar) e le numerose altre testate specializzate e collane di software di largo consumo con titoli come “Raffaello” (uno dei primissimi programmi di disegno e trattamento immagini), La Voce (il primo programma da testo a parlato per la lingua italiana), “MS-DOS emulator per C64”, videogiochi, ecc.. Nel 1989 “Computer” diventa quotidiano. Nell’aprile del ’95 “Commodore Computer Club” (già ribattezzato “Personal Computer Club”), assecondando l’evoluzione degli interessi dei propri lettori, cambia ancora nome e diventa “Inter.net”. Nonostante l’intensa attività editoriale della Systems continua a considerarsi sempre un “editore coatto” ed ha sempre una rivista che dirige in prima persona. Intanto la sua casa editrice entra nel mercato del software a basso costo: insieme ad altri distributori nazionali finanzia l’ultima fase di sviluppo e introduce in Italia Doom, antesignano di tutti i moderni videogiochi; italianizza e distribuisce i migliori programmi shareware; vara un impegnativo programma di produzione di software didattico che inizialmente commercializza solo per corrispondenza. E’ da uno spin-off delle attività di direct marketing che la figlia Céline e Anthony Daniel qualche anno dopo lanciano Direct, tra le prime aziende italiane di e-commerce. Nel 1999 la Systems pubblica la versione italiana di un programma inglese per la correzione del Millennium Bug, la cui promozione lo impegna in una serie di manifestazioni e seminari sull’argomento. Il comune di Milano lo chiama a far parte del comitato tecnico incaricato di sorvegliare il passaggio della città al nuovo millennio. Tra il 2000 e il 2002, pubblica a puntate su inter.net “La nuova Nuova Economia” un lungo saggio sulle conseguenze e le prospettive economiche della rivoluzione internet. Nello stesso periodo partecipa, in rappresentanza degli editori di riviste specializzate, alla definizione del regolamento attuativo della nuova legge sul diritto d’autore presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. In quella circostanza ha modo di conoscere l’allora sottosegretario Vannino Chiti. Esauritasi la bolla internet, anche la rivista “inter.net” entra in crisi. Per rivitalizzarla viene trasformata ancora una volta: diventa così “OpenSource” e si dedica esclusivamente al software aperto basato sul sistema operativo Linux del quale è da anni convinto assertore. L’operazione non ha successo. Così come si rivela infruttuoso il lancio del primo settimanale italiano scientifico, “La Ricerca”, che costituisce un po’ la sintesi di tutte le sue precedenti esperienze sempre legate all’innovazione e spesso a cavallo tra l’informatica e la medicina, entrata in piena rivoluzione genomica. Con l’approssimarsi del pensionamento, e considerando conclusa la fase imprenditoriale della sua vita, si rivolge allo studio d’un particolare ramo delle tecniche di intelligenza artificiale, applicato alla traduzione automatica delle lingue. In particolare si dedica alla costruzione di dizionari in grado di “riconoscere” il contesto dei testi da tradurre. Fin dall’infanzia, infatti, aveva maturato un profondo interesse per lo studio delle lingue, a cominciare dall’albanese di Sicilia, lingua “estera” parlata da alcuni compagni di gioco e se n’era costruito un primo vocabolario personale. A dodici anni ne aveva redatto anche una piccola grammatica, rilevandone con esattezza coniugazioni e declinazioni. Oltre a varie lingue moderne (francese, inglese, spagnolo), durante gli anni dell’adolescenza aveva maturato un interesse particolare per lo studio del latino e del greco classico. Tra i dizionari ai quali si dedica da pensionato, pertanto, non poteva mancare quello di latino, anche se in effetti in questo caso si limita a “restaurare” uno dei massimi dizionari dell’Ottocento, “traducendo” in italiano moderno l’opera monumentale di Tommaso Vallauri.

Un breve curriculum vitae di Michele Di Pisa è stato anche pubblicato sul "Dizionario della New Economy" a cura di "Rinaldo Gianola" di "Baldini e Castoldi".